Marmo, la discarica è satura e le industrie del lapideo rischiano un fermo

L’annoso problema toscano dello smaltimento degli scarti di lavorazione industriale si arricchisce di un nuovo capitolo.

Dopo le difficoltà vissute dai distretti della carta di Lucca, del tessile di Prato, della pelletteria di Firenze e della concia di Santa Croce sull’ Arno, ecco spuntare un rischio pesante per il distretto del marmo apuo-versiliese. Un rischio di ridimensionamento delle attività che , in un complicato incastro di impeghi, coinvolge anche il polo chimico di Scarlino (Grosseto), a 180 km di distanza.

L’allarme parte dalla marmettola, la polvere di marmo che deriva dall’estrazione e lavorazione della pietra: se viene lasciata a terra o se finisce in un fiume o torrente, la marmettola diventa un fango, che solidificandosi, può distruggere l’habitat naturale, danneggiare gli animali, inquinare sorgenti e aumentare il rischio esondazioni.

Alla fine di novembre gli industriali lapidei non sapranno più dove smaltire la marmettola, perchè la principale azienda che la ritira, la Cages, ha appena annunciato la sospensione del servizio:<< Il distretto del marmo rischia di chiudere, occorre subito una soluzione transitoria in attesa di sviluppare le tecniche di riuso e riciclo>>, ammonisce il presidente degli industriali apuani, Matteo Venturi.

Suggeriti

Informazioni sull' Autore Giacomo

Lascia un commento