” Il discorso del re” al teatro di Pietrasanta

Uno spettacolo campione di incassi “Il discorso del re”, in proposta lunedì 3 marzo, ore 21, al Teatro comunale di Pietrasanta, su iniziativa della Fondazione Versiliana e che vedrà su palco la coppia di protagonisti  Luca Barbareschi e Filippo Dini.

 

Il Discorso del Re di David Seidler, è diventato un successo mondiale grazie al pluripremiato film di Tom Hoope e alla magnifica interpretazione di Colin Firth. La versione teatrale, firmata dallo stesso Barbareschi, è “un inno alla voce e all’importanza delle parole” che parte dai fatti storici per addentrarsi nel dramma personale del balbuziente Re Giorgio VI (Filippo Dini), scandagliando l’aspetto psicofisico della disarticolazione verbale e il conseguente imbarazzo nei discorsi pubblici, per raccontare l’Impero inglese alle soglie del conflitto.

“Il mio personaggio, Lionel Logue – dice Luca Barbareschi – è logopedista per sbaglio, in realtà è un attore fallito  che grazie alla potenza delle parole salva un re e nello stesso tempo tutta l’Europa. Riesce a donare l’uso della parola al fragile Bertie, facendo così in modo che diventi re e dichiari guerra ad Hitler. Ecco che un attore riesce a cambiare il corso dell’umanità. Secondo me questo spettacolo è una bellissima metafora dell’arte rispetto al potere. Se Bertie non avesse imparato a parlare non sarebbe diventato re e non avrebbe potuto fare la dichiarazione di guerra, il famoso discorso del re contro Hitler” .

Una commedia umana, sempre in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze, ricca di ironia ma soffusa di malinconia, a tratti molto commovente, ma capace anche di far ridere. Non di risate grasse o prevedibili, ma di risate che nascono dal cervello e si trasmettono al cuore. Così come le lacrime non nascono da un intento ricattatorio ma dall’empatia, da una condivisione sentimentale di difficoltà umane.

La commedia è ambientata in una Londra surreale, a cavallo tra gli anni 20 e 30, ed è centrata sulle vicende di Albert, secondogenito balbuziente del Re Giorgio V. A Bertie, o meglio ad Albert Frederick Arthur George Windsor, toccò il peso della corona, dopo che suo fratello abdicò per amore di Wallis Simpson, diventando sovrano con il nome di Giorgio VI. Un re molto amato dal popolo, legato da vero amore alla moglie: la volitiva Elisabetta Bowes-Lyon, e che si portava appresso un fardello di costrizioni infantili e un bisogno di affetto difficili da trovare nell’anaffettiva coppia di genitori regali. Un’insicurezza che si esprimeva attraverso una balbuzie invalidante e impossibile da gestire nei numerosi e imbarazzanti discorsi pubblici cui era tenuto. In più, Giorgio VI si trovava a essere la voce del e per il popolo britannico in un momento difficile della storia, alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Ma che voce poteva essere o quale guida per il popolo? Così venne portato dalla moglie in visita dal logopedista australiano Lionel Logue ( Luca Barbareschi) , dai metodi anticonformisti, capace di sondare le anime e di medicarle, attore mancato per eccessiva enfasi, insegnò al Duca di York come superare l’incubo di parlare in pubblico. Logue pretese subito il “tu” dal reale e sottopose il futuro re ad una cura che attingendo al laboratorio teatrale quanto alla seduta psicanalitica gli permise di salire sul trono.

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