IL MITO DI SAFFO NELL’OPERA DI GIOVANNI DUPRE’

 

di SUSANNA BENASSI Saffo e' stata una  grande poetessa greca vissuta tra il VII e il VI sec. a.C. nell'Isola di Lesbo. Di famiglia aristocratica dedico' la sua vita al componimento lirico e ad  educare le giovani donne nel "Tiaso", una sorta di associazione  in cui si preparavano le ragazze al matrimonio.Tra le varie materie didattiche che comprendevano lo studio della musica, della letteratura, dell'estetica, delle maniere, era prevista anche la formazione sessuale che veniva impartita tramite pratiche omossessuali, considerate al tempo del tutto normali. Da qui derivano i  termini "lesbico" e "saffico" ad indicare l'omosessualità femminile, coniati in epoca classica.

 

Nella Grecia arcaica era d'uso tra nobili,  formare clan ristretti (associazioni) a cui si accedeva per mezzo di  un giuramento: gli uomini si riunivano nell'"Eteria", le donne nel "Tiaso".

La figura di Saffo, e' stata oggetto di molti miti e leggende che ne hanno alimentato il fascino misterioso e l'hanno resa fonte d'ispirazione per artisti e letterati ( vedi ad es."L'Ultimo Canto di Saffo"di Giacomo Leopardi). Oltre al talento poetico riconosciutole in vita  e rimasto indiscusso nei secoli,il suo mito e' stato  alimentato anche dalla sua presunta omosessualità derivatale dall'attività del tiaso e dalle poche  e frammentate notizie sulla sua esistenza e sulla sua morte che alcuni ritengono essere avvenuta in tarda età, altri invece per suicidio a seguito di un amore non corrisposto. In realtà Saffo e' stata un personaggio perfettamente inserito nella sua epoca, dotata di un talento straordinario che la critica, la censura e i canoni morali posteri hanno erroneamente giudicato, estrapolandola dal contesto storico-sociale in cui aveva vissuto.

Sono molte le rappresentazioni artistiche che la ritraggono… Una delle sculture note e' opera di Giovanni Dupre' (Siena 1817 – Firenze 1882) scultore senese, ricordato per il suo primo capolavoro -L'Abele Morente" il cui eccezionale realismo gli costo' l' accusa di aver eseguito un calco dal vero. Quella di Dupre' e' una Saffo addolorata che medita il suicidio. La donna, bellissima, e 'ritratta in posizione seduta con il busto nudo e la parte inferiore del corpo avvolta in un drappo, come era costume dell'epoca.L' atteggiamento esprime un misto di rassegnazione e angoscia, ma ciò che colpisce e' il netto contrasto tra l'indubbia bellezza estetica femminile e l'espressione disegnata sul volto, rivelatrice della severità dei sentimenti che l'affliggono. 

 

"Saffo abbandonata"di Giovanni Dupre' si trova esposta nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.

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