Jovanotti illumina il festival Gaber a Viareggio

Giorgio Panariello,  anche la signora Nicoletta Mantovani in Pavarotti, con la piccola Alice, le quali già a pranzo si era intrattenuta con Lorenzo  Jovanotti al Grand Hotel Principe di Piemonte prima della conferenza stampa del pomeriggio. E proprio la conferenza, svoltasi nella suggestiva  sala Butterfly del Principe, storica location del pre-evento, e  gremita di giornalisti e fotografi delle testate locali e nazionali  più importanti aveva già dato segno dell’importanza di un Festival, giunto alla quinta edizione,  in cui Jovanotti e Grignani  hanno cantato  e re-interpretato a loro modo il Signor G, non senza quel timore riverenziale del voler fare bene assolutamente e un po’ di quella emozione che tradisce la voce mentre ne parlano o lo raccontano, ma anche di un Massimo Ranieri che già nel 2005 aveva cantato quel Gaber che gli “manca tanto!”.

Le luci della ribalta della Cittadella del Teatro,  alla sera hanno dato ancora più respiro  al pre-annunciato spettacolo nello spettacolo, dando vita un Gaber innovato e innovativo come per esempio nella “Mi fa male il Mondo” di Jovanotti: una sorta di “negativo fotografico” della sua“L’ombellico del mondo”, come dice il cantante stesso,  che  proprio su quelle note interpreta il famoso pezzo gaberiano.

Per quasi un’ora il pubblico di Viareggio rimane, nel finale, incantato alla voce di questo interprete così popolare della canzone italiana, quel Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che come affermato da Dalia Gabershick, figlia di Gaber, “riusciva a stregare papà per il suo uso della parola”. E ci riferiamo ad una parola basica e altisonante al tempo stesso, perché,   per come la pensa, la “’mission’ di un artista popolare è quella di valorizzare l’eredità di musica popolare lasciata da personaggi come il Signor G” e se uno ci riesce e bene come succede a lui con la sua interpretazione da brividi al Festival Gaber, ben vengano questi personaggi e i loro pezzi non due,  ma sette perché a Jovanotti è piaciuto andare a “ripetizione di Gaber” negli ultimi due mesi e due pezzi per lui erano troppo pochi da presentare su quel palco. E Jovanotti dimostra di essersi preparato ben già dal primo pezzo “Si Può” quando compare in scena con giacca e cravatta (rigorosamente e rispettosamente rossa come le gerbere che adornano il palco) in onore all’evento e supera a pieni voti l’esame ricordandoci un ottimo  Signor G e nella gestualità e nella di lui interpretazione. Una forza della natura molto come poi le definisce Sandro Luporini, l’altra metà del cielo artistica di Gaber,  presente in platea assieme a Ombretta Colli, moglie di Giorgio.    

Chapeau anche agli interpreti del Teatro Canzone, voluto e inventato da Gaber e Luporini, ovvero Flavio Pirini egregio interprete di due monologhi e canzoni come “La triste storia di Luigi senza rime” nonché di “Te vist cus’è” e Antonio del Gaudio che oltre ai monologhi (mai facili) esegue “Dicembre” e “I poveri sono matti”.

Un magistrale Massimo Ranieri ha raccontato il suo Gaber in un pezzo come “Lo shampoo” ove la schiuma rappresenta il tema, ahimé attuale,  di un tedio giornaliero di vita sprecata,   ma concede al pubblico anche un paio delle sue canzoni più famose  tra cui in un vero tripudio  “Erba di casa mia”. Mietta ha poi interpretato una suggestiva “I soli”  ma un’altrettanto straordinaria “Isteria amica mia” e  il Maestro Cacciapaglia,  esegue, tra  le tante, “ La ballata del Cerruti”.

Gianluca Grignani fa suo “Il filosofo underground” e “Il conformista” tentando di fare, come dice lui stesso “una cosa che Gaber solo sapeva fare bene…il monologo”.  Il duetto con Jovanotti illumina il palco con una delle canzoni più amate e conosciute di Gaber: “Non insegnate ai bambini”, un pezzo che i due artisti hanno deciso di “affrontare” insieme, nella speranza di poter ancora regalare un sorriso a quel Signor G, che di sicuro è stato per tutta la sera proprio lì, accanto a loro sul palco di Viareggio, a godersi lo spettacolo proprio come noi.  


Moira Salvini

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