Brignano in Versiliana: intervista al comico romano

Parliamo del tuo spettacolo, di “A sproposito di noi”. La risata contro la sofferenza e il mal di vita, è un po’ questo lo slogan, giusto?
Beh questo è lo slogan un po’ per tutti, è qui che deve riuscire un comico. Infatti dopo i motociclisti e i calciatori, i comici sono i più pagati. Devono rendere felici le persone come farebbe un chirurgo plastico.
 
A lei infatti piacerebbe che il suo spettacolo venisse somministrato come una medicina..
Sì io sto preparando un disegno di legge, a farlo approvare ci pensa un mio amico. Mi piacerebbe distribuire delle confezioni formato famiglia con risate preconfezionate da prendere mattina e sera a stomaco vuoto.
 
La tua comicità mette a nudo i vizi e le debolezze dell’italiano medio. Secondo te è questo il punto di forza della tua comicità?
Spero di sì, le persone non vengono certo per vedere il mio fisico. Tutto quello che dico è immediatamente riconoscibile, la gente dopo le mie battute esclama “E’ vero, è vero, ha ragione”. E’ più vero e reale ciò che dice un comico che un politico. I comici parlano alla gente; lo fanno anche i politici, ma lo fanno spesso per convenienza.
 
A proposito: i politici sono i più bersagliati dalla satira e dalla comicità. Quanto sono comici i politici?
Vogliono essere divertenti, cantare, ballare, sono messi alla berlina e al tempo stesso vogliono essere autorevoli; ma non sono nient’altro che dei cialtroni che cantano, sono onorevoli soltanto di nome, andrebbero presi a sassate e la gente farebbe bene a farlo!
 
In molti ti identificano come l’erede di Montesano. La coincidenza vuole che tu salga sul palco 15 giorni dopo la sua esibizione qui al Teatro della Versiliana. Un segno del destino?
La coincidenza ci fa romani di nascita e laziali di vocazione. Sì, è un destino che ci insegue, chiaro e manifesto! In comune abbiamo la possibilità di vivere lo stesso palcoscenico e di assaporare le medesime sensazioni ed emozioni.
 
Ti ispiri a qualcuno in particolare?
Beh, 20 anni fa mi ispiravo a Aldo Fabrizi, a Walter Chiari, poi in tempi più recenti ovviamente a Gigi Proietti, ma adesso faccio per conto mio.
 
Gigi Proietti è stato il tuo maestro. Cosa ti ha insegnato?
Il mestiere. Prendere la strada più difficile, senza facili scorciatoie. Per arrivare al successo bisogna pensare ad una strada in costruzione senza pensare ad un modo meno difficile. Oggi i giovani vogliono arrivare subito, ma il difficile non è arrivare ma rimanerci.
 
Chi sono i nuovi comici?
Non lo so, non ci sono vecchi e nuovi comici. Occorre invece distinguere tra la comicità che fa ridere e quella che non lo fa. Il comico deve stare al passo coi tempi, da sempre. Dai vecchi ai nuovi, la risata è la verifica di passione e sensazione, bisogna saper interagire col pubblico, diventa un fatto sociale, di ispirazione. La nuova comicità, trasandata e blasfema per necessità, non fa ridere. La vera comicità di per sé è innovativa e tradizionale al tempo stesso perché passa attraverso i soliti meccanismi. La comicità è antica perché per far ridere bisogna passare attraverso strade battute da sempre, ciò che non faceva ridere prima non fa ridere ora.
 
La gente perché ride?
Perché non può fare altrimenti, sarebbe una vita di merda, una vita mesta. Non ridiamo per via dello stress, per la cocaina nell’aria, per la camorra, la ndrangheta, per i politici che rubano, per il malessere generale. Bisogna però ridere anche su questo tirando fuori il meglio.
 
Perché non fai cabaret in televisione, come ad esempio Zelig?
Infatti lo sto preparando, a settembre parteciperò a Zelig.
 
Quanto ti senti libero nelle tue interpretazioni? Senti il peso della censura?
No, io passo oltre. Preferisco un linguaggio significativo, puntuale, ma senza passare dalla presa di giro diretta. Pure i politici sanno che sono dei malfattori ma gli va detto con parole diverse. Poi comunque io non faccio satira politica, ma satira di costume.
Quelli della censura stanno lì alla mercé di un sistema e fanno passare solo le cose che piacciono a loro. Poi ovviamente c’è anche un decoro da salvaguardare.
 
Tu hai fatto Cinema, tv e ovviamente teatro. Cosa ti gratifica di più?
Stare a casa, non far niente! Ho appena finito di girare un film con Vincenzo Salemme che esce a ottobre, poi a dicembre esce il riadattamento di Asterix e Obelix, poi un film per la tv a Natale e sono impegnato nell’apertura di una scuola di recitazione a Roma. La mia passione comunque è per il cinema, vorrei fare più cinema, avere l’occhio della cinepresa addosso.
 
C’è un film che ti sarebbe piaciuto interpretare?
“Un americano a Roma” con Alberto Sordi.
 
Quali differenze ci sono tra Cinema, tv e teatro?
La Tv ha dimensioni più piccole rispetto al grande schermo del Cinema. Il Teatro viene fatto dal vivo. Possono comunque essere fatte dalla stessa persona che riesce a decodificare i mezzi; la tv è quella che è e che vediamo quotidianamente.
 
Tu però non sei come molti tuoi colleghi di teatro che rinnegano la televisione..
La tv non la rinnego, sarebbe un controsenso, io ci vado in tv. Ma non vado per il cachet ma per dire la mia, per dire qualcosa che mi compete. Oggi invece bisogna andare per forza su un’Isola o essere richiusi in una casa…per poi perdere il senno e tutto questo solo per avere le telecamere addosso. Io vedo SKY. Ecco, sì. Sono selettivo. Le televisioni di Stato, le tv classiche, diciamo, non danno molta scelta, i programmi sono tutti uguali; dobbiamo sorbirci ciò che passa il convento. Bisognerebbe cambiare il convento.
 
E come si fa a cambiarlo?
Sinceramente non lo so.
 
Hai sempre voluto fare l’attore, fin da bambino?
No, io volevo fare il tecnico delle industrie meccaniche, ma non si guadagnava molto. Allora ho deciso di fare il comico, che è un mestiere dove si guadagnano un sacco di soldi senza fare niente.
 
Beh, poco fa mi hai elencato i tuoi impegni…non mi sembra che tu non faccia niente!
No, no era una battuta..
 
Per un attore impegnato come te, quanta vita privata sacrifichi?
Tutta. Quasi tutta.
 
Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero?
Cerco di recuperare i rapporti personali.
 
Allora è vero che è difficile avere amici nel mondo dello spettacolo…
Beh, credo sia difficile per tutti avere degli amici. E’difficile anche per un dentista se non abbassa i prezzi. Sai chi sta sempre via, non ha molto tempo di coltivare le relazioni e se non si innaffiano i sentimenti, appassiscono.
 
Sei legato sentimentalmente a qualcuno?
Sì.
 
Che ricordi hai legati alla Versilia?
In Versilia ho conosciuto il mio amore. Ero in un bellissimo ristorante sul mare.
 
Possiamo fare il nome del ristorante?
No, non lo facciamo. Posso dirti il piatto che avevo davanti: un meraviglioso risotto alla crema di scampi.
 
E adesso, che rapporto hai con la Versilia?
Non ho tempo di frequentare Ostia, figurati la Versilia. So che c’è una bella e sostanziosa differenza tra Ostia e la Versilia, così mi hanno detto. Della Versilia mi piacciono tante cose, dall’amore per il carnevale, alla cura per l’ambiente. E poi c’è tanta gente simpatica.

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