I condomini hanno commissionato le analisi a un laboratorio privato: «Risultati preoccupanti: concentrazione di ferro cinque volte sopra il limite»

Nel piazzale antistante l’ingresso dei condomini 32, 35 e 38 del Quartiere Fontanini al Varignano arrivano le auto, i bagagliai stipati di acqua minerale in bottiglie da due litri. Ce ne sono dodici per ciascuna delle 44 famiglie che abitano in quelli che sono tutti alloggi Erp. «Basteranno sì e no per una decina di giorni» commenta Ilaria, responsabile dell’autogestione dei tre stabili. Scuote la testa, sconsolata: la preoccupazione che trapela dai suoi occhi, così come da quelli degli altri condomini – molti dei quali anziani – è palpabile, seconda solo alla necessità di ricevere risposte e rassicurazione dalle istituzioni.
Metalli nell’acqua erogata
Da oltre un mese, infatti, in questi tre condomini del Quartiere Fontanini si va avanti così, con le bottiglie d’acqua minerale acquistate al discount al posto di utilizzare quella che esce dai rubinetti. E il motivo è semplice: ci sono metalli nell’acqua erogata in concentrazioni ben superiori ai limiti consentiti per garantirne la potabilità. Ferro e manganese, per la precisione. Per il manganese sono stati rilevati 64 microgrammi per litro rispetto al limite di 50, per il ferro invece si arriva a concentrazioni impressionanti: 1.010 microgrammi per litro rispetto a un limite di 200, un valore oltre cinque volte superiore alla soglia stabilita dalla normativa vigente per le acque che sono destinate al consumo umano.Questi dati sono frutto di un’analisi che gli stessi residenti hanno commissionato al laboratorio Geal di Lucca, che ha analizzato campioni prelevati la mattina dell’8 settembre scorso. I risultati sono stati presentati ai condomini il 28 settembre e, da allora, nessuno ha più utilizzato l’acqua del rubinetto «per cucinare, per lavare la frutta, tanto meno per bere» racconta Ilaria. Ma andiamo con ordine.
I fatti
I problemi tra i tre condomini del Quartiere Fontanini e la rete idrica sono annosi. «Da oltre dieci anni – racconta la responsabile dell’autogestione – chiediamo che anziché i contatori condominiali, uno per ciascun edificio, vengano installati dei contatori singoli. La nostra è un’esigenza di costi – spiega – perché a causa di varie dispersioni, circa 100 metri cubi d’acqua a condominio ogni trimestre, siamo arrivati a pagare cifre esorbitanti. Qui sono tutti alloggi popolari, abbiamo anziani che vivono con la pensione sociale: ogni spesa è una criticità. Abbiamo nel corso del tempo allertato Comune, Erp e Gaia ma nessuno ha mai messo mano al problema. Quest’anno, essendo aumentato tutto, non ce la facevamo più. Così ho mandato un’email all’Autorità idrica toscana e finalmente qualcosa si è mosso». A fine giugno Gaia ha inviato i propri tecnici per un sopralluogo e per valutare un preventivo per installare i contatori singoli, ma durante quell’indagine «hanno riscontrato, e comunicato all’Autorità idrica toscana, che la tubazione principale – spiega Martini – è vetusta e ammalorata». Da qui «mi sono allarmata, ricordandomi anche dello stato in cui nel 2018 avevo trovato le tubazioni di un’autoclave che avevamo rimosso. E ho chiesto al laboratorio Geal di fare le analisi: quando sono arrivati i risultati siamo rimasti di sasso, e abbiamo subito avvertito tutti, dall’Asl al Comune fino a Erp e Gaia: i tecnici di Gaia sono arrivati a ottobre, ma non abbiamo ricevuto risposta». Contattata dal Tirreno, Gaia conferma di aver svolto verifiche nella propria aria di competenza ma di non aver riscontrato «anomalie nelle analisi». Contrariamente, quindi, a quanto rilevato privatamente dai condomini. Che restano sul piede di guerra, chiedendo interventi immediati.
«Servono interventi che risolvano il problema»
Ieri «usando parte del fondo di autogestione avanzato – spiega Martini – abbiamo acquistato queste bottiglie da distribuire. Ma non possiamo andare avanti così: vogliamo risposte e soprattutto interventi che risolvano il problema». Sul caso si è attivata anche la lista Civicamente, che si è posta al fianco delle famiglie del Fontanini. «Ci sono anziani, bambini, famiglie e persone con disabilità che non possono essere lasciate senza un servizio essenziale – dichiarano dalla lista – il Comune si è impegnato a inserire nel bilancio di previsione 200mila euro destinati alla risoluzione del problema, ma non basta perché i lavori e la soluzione definitiva richiedono tempi che le famiglie non possono aspettare. Gaia non può sottrarsi alle proprie responsabilità e nel frattempo occorre trovare una misura concreta per garantire acqua potabile ai residenti: ad esempio distribuire tessere per le casette dell’acqua – propongono da Civicamente – con un plafond mensile a carico dell’amministrazione».