STORIA DI ERMES, IL PICCOLO CANE CHE HA SMESSO DI CORRERE PER RESTARE VICINO AL SUO AMICO

…in questi ultimi anni molte persone ci hanno chiesto di Ermes, il cane che, dopo la malattia del suo padrone, impossibilitato a tornare a camminare a causa di un ictus, decise  di smettere di correre e  di stare, giorno e notte, al suo fianco. Nei prossimi giorni torneremo a raccontarvi dello splendido atto di amore di questo straordinario ‘ meticcio’ dal cuore infinito.  Intanto vi riproponiamo la sua storia…

 

Di Luca Basile

Ermes è un piccolo meticcio. Non è bellissimo, non ama fare la guardia e se può trascorre gran parte della sua giornata a riposare. Ma questi sono dettagli insignificanti, fate conto che non li ho scritti. Ermes ha però una storia che ve la racconto così come l’hanno raccontata a me.  Ermes è stato ritrovato, anni fa,  sul greto di un fiume, infilato in un sacchetto di iuta: qualche mano vigliacca  lo aveva condannato a morte in questo modo. Quando la cattiveria lambisce l’aridità di sentimenti tutto è possibile, anche lasciare soffocare un piccolo bastardino in un sacco abbandonato al sole, rasente un fiume. Ermes di morire non aveva però tutta questa voglia: abbaiava, si dimenava per uscire. Finché qualcuno lo ha notato: un anziano che passeggiava da quelle parti con il suo cane. Una volta liberato, l’uomo si è tenuto Ermes a casa qualche giorno: ha chiesto in giro, ha fatto ricerche. Ha segnalato il tutto alla polizia municipale. Nel frattempo,  il piccolo meticcio, dimenava la coda felice alla vista dell’uomo – perché i cani, nonostante le cattiverie subite , continuano, e  forse hanno ragione,  ad avere fiducia  negli umani-, mangiava per due e appena vedeva l’altro cane, il vero padrone di casa,  tutto pauroso andava a rintanarsi in un angolo del giardino. Alla fine, non potendolo tenere, l’uomo anziano ha portato Ermes in un canile.

Non il migliore canile di questo mondo visto che qualche tempo dopo venne chiuso per gravi carenze igieniche e presunti maltrattamenti agli animali. Ma questa è un’altra  storia e, ancora una volta, fate conto che non l’ho scritta visto che c’è un  processo in corso. Dunque Ermes  resta in questo canile a lungo. Quanto a lungo?  Due anni o giù di lì: ve l’ho detto, non è bellissimo, adora poltrire e poi, anche a causa della poltiglia immangiabile che si ritrovava nella ciotola, era ridotto a pelle ed ossa. Insomma chi passava da quelle parti per adottare un cane ad Ermes non prestava neppure uno sguardo.

Poi un giorno, a causa di un temporale  il canile si allaga e gli animali vengono trasferiti in un altro spazio: tutti meno Ermes ed un altro meticcio che, ‘ fortunatamente’ visto che la loro gabbia era rimasta asciutta, non avevano motivo di essere trasportati altrove. Quanto meno questa fu la spiegazione.  Nei giorni successivi una squadra di operai cominciò a rimettere a posto il canile: rimuovere la fanghiglia, sistemare la rete fognaria, pulire. Insomma, il lavoro da fare era tanto. Fra questi operai c’era un uomo  che sapeva sorridere ad Ermes: ci parlava, gli portava da mangiare, appena poteva lo accarezzava. Dimenticavo:  Ermes è un gran tenerone. Per una carezza sarebbe capace di rincorrerti in cima al mondo ed oltre ancora. Riscoprire un po’ di affetto dopo tanta indifferenza, può fare male o bene al cuore. A quello di Ermes fece un gran bene. Ma anche a quello dell’uomo. Che alla fine decise di adottarlo.

 

E  così il meticcio ossuto, smagrito e non bellissimo, trovò finalmente una casa. E che casa: un piccolo giardino dove correre, dei bambini vogliosi di giocare con lui, una donna, la moglie del suo nuovo amico, premurosa e sorridente. Oh, il lieto fine, direte voi.  A dire il vero Ermes non ha avuto e forse mai avrà una vita semplice. Di certo quel periodo il piccolo meticcio lo ha bene impresso nella sua mente: le passeggiate con il suo padrone, le corse nei campi, un pallone mangiato e calpestato mille volte, il poltrire notturno accanto al divano. Ermes amava profondamente la sua famiglia e il suo padrone e amico. Poi, un giorno, dopo l’ennesima corsa, l’uomo cade a terra: Ermes abbaia, lo lecca, va avanti e indietro. Corre a casa, abbaia ancora furiosamente e la moglie capisce: da lì a poco l’uomo finirà in ospedale.  La diagnosi non lascia grandi speranze:  ictus. Fra i peggiori. Chi mi ha raccontato la storia mi ha detto che Ermes, nei giorni del ricovero, fuggiva da casa, attraversava una, due, cinque strade, correva a perdifiato lungo un vialone per raggiungere l’ospedale dove era stato il primo giorno quando avevano trasportato l’uomo in ambulanza. Come in un film, direte voi. Si, come in un film, però questa è realtà. E una volta davanti all’ingresso dell’ospedale lì si fermava. E aspettava. La sera lo riportavano a casa ed il giorno dopo Ermes scappava di nuovo. Per  andare dal suo amico. E così è stato per oltre un mese quando l’uomo è tornato finalmente a casa. Ma  quello non era più il suo amico di sempre: su una sedia a rotelle, paralizzato nella parola e nei movimenti. Solo uno sguardo quasi perso nel nulla d’intorno.

 

Da quel giorno sono passati 7 anni: Ermes è un meticcio un po’ invecchiato, sempre non bellissimo e che continua a non amare a  fare la guardia. Ma ogni istante della giornata lo trascorre accanto al suo amico: scodinzola quando lui accenna a guardarlo, lo scorta quando la moglie lo porta in giardino o in strada spingendo la  sedia a rotelle, si addormenta ai piedi del suo letto, fa i balzi e le giravolte, vincendo la sua innata pigrizia, per strappare un sorriso che difficilmente avrà. E poi  fanno le vacanze insieme. Ho conosciuto Ermes e la sua splendida famiglia qualche giorno fa: il cane stava accovacciato in riva al mare, sulla battigia, sempre a  fianco del suo amico perso, con lo  sguardo, nei non dove. E quando i bambini diventati oramai ragazzi si sono tuffati in mare Ermes  ha esitato: vado, non vado? Alla fine ha guardato il suo amico, gli ha leccato una gamba ed è tornato a stendersi al suo fianco. “ Mio marito è in queste condizioni da 7 anni: oggi  dice qualche parola, accenna lievi movimenti con la mano, talvolta fa uno strano sorriso. Di certo capisce quello che diciamo. Ci sono stati dei miglioramenti,  ma non camminerà più. Così come  non sarà più quello di una volta.  La nostra non è una vita facile: ci sono giorni in cui mi sento disperata, sola, arrabbiata. Poi guardo Ermes, così fedele, così buono, così vicino al suo amico che mai abbandona. Mio marito oggi è vivo non grazie a noi, non grazie ai medici che pure lo hanno tanto aiutato. Mio marito è vivo grazie a Ermes, al suo amore infinito, al suo sapergli stare accanto senza mai chiedere. E penso con terrore al giorno che Ermes non ci sarà più. Perché mio marito ha assoluto bisogno di lui ed ogni mattino, quando apre gli occhi, il  primo sguardo va a Ermes. Non so se sia stato un dono del Cielo questo piccolo cane, ma so per certo che ha reso unica e splendida, pur nel dolore infinito, la nostra vita. E quella di mio marito”.

…Forse mi sono dilungato un  po’ troppo, non so. Ma questa storia ha fatto bene a me e se avete avuto la pazienza di leggerla fino in fondo, farà bene, ne sono certo, anche a voi. Non ho foto di Ermes. Non le ho chieste, non mi sembrava il caso. E poi non è importante.  Ma ho ben chiara, dentro me, l’istantanea di una splendida amicizia.  Di quelle che raramente si ha la fortuna di incrociare nella nostra vita.

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