Qualche giorno fa, nella mia cassetta postale, fra un cumulo di bollette e carte pubblicitarie, ho intravisto la foto di un paesaggio. Ho preso quella foto tra le mani, l’ho guardata attentamente più volte e alla fine mi è sembrato di riconoscere una cartolina. Sì, una cartolina.
Ed era in effetti una cartolina: sul retro ho trovato le parole scritte di un’amica.

Ora, non so voi, ma io non sono più abituato a ricevere cartoline. E il fatto che qualcuno abbia pensato di spedirmela da un luogo dove stava trascorrendo una vacanza, mi ha sorpreso. E, soprattutto, emozionato.
E questo perché mi sono disabituato da tempo a vivere quelle piccole grandi cose che hanno caratterizzato, per anni, il mio quotidiano. E forse non sono il solo ad essersi “disconnesso” in scia al divenire dei giorni complessi che stiamo vivendo, con questi meravigliosi e dimenticati traccianti di vita.
Perché quasi nessuno, ormai, spedisce cartoline. Quasi nessuno scrive più una lettera a mano, con quella calligrafia un po’ storta che era solo tua. Quasi nessuno impara più un numero di telefono a memoria, eppure sapevamo a memoria quelli delle persone “importanti” per noi. Quasi nessuno chiama al telefono fisso di casa.
Quasi nessuno va più a trovare un amico senza prima avvertirlo: una volta si suonava il campanello e basta. Se c’era, c’era. Quasi nessuno chiede la strada a un passante: ci pensa il navigatore. . Quasi nessuno si prende la briga di dare il buongiorno a uno sconosciuto quando ne incrocia lo sguardo per strada.
Quasi nessuno, fra i bambini, si sbuccia le ginocchia giocando a pallone o correndo in un cortile. Sempre che i cortili esistano ancora. Quasi nessuno resta più in silenzio accanto a un amico, senza sentire il bisogno di riempire quel silenzio guardando un telefono. Quasi nessuno stampa più una foto. Già, le foto.
Forse sto esagerando, forse è solo l’innesco di un’emozione finita fuori controllo, ma in fondo, a pensarci bene, ricominciare a vivere queste piccole grandi cose nebulizzate dal tempo e da noi stessi, sì, ricominciare da una cartolina, non è poi così poco. Sarebbe normale.
E la normalità è straordinaria.
lucabasile