ERMES È TORNATO A CORRERE – epilogo-

di LUCA BASILE

In questi ultimi 3 anni mi è capitato spesso di pensare a Ermes e alla persona che lo aveva adottato. L’istantanea di quel cagnolino, non bellissimo e con poca voglia di fare la guardia, sempre vicino al suo amico infermo in ogni momento della giornata, si era impossessata della mia persona. L’ultima volta che avevo visto questo piccolo meticcio dal cuore straordinario era uno di quei giorni d’estate che si inabissano nella melanconia: le giornate sempre più corte, la luce filtrata da un vagito di tramonto, poche persone su spiaggia.

Ermes stava accanto al suo amico, imprigionato su una carrozzella dopo l’ictus che lo aveva colpito. Era stato sempre quell’uomo a strapparlo da un canile e a restituirlo alla vita. Uno scorcio di felicità interrotto dal male. ” Da quando mio marito è in questo stato, Ermes ha smesso di correre: sta sempre al suo fianco. Non so se sia stato un dono del Cielo questo piccolo cane, ma so per certo che ha reso unica e splendida, pur nel dolore infinito, la nostra vita. E quella di mio marito. E penso con terrore a quando Ermes non ci sarà più. Perché il primo sguardo di mio marito, ogni mattina, è per lui e da lui ricomincia sempre, pur nelle troppe difficoltà del quotidiano” mi disse la moglie mentre i due figli si tuffavano fra le onde. Accarezzai Ermes e me ne andai con in mente una storia da scrivere e con in tasca il numero telefonico di questa splendida famiglia. La storia, poi, l’ho scritta, quel numero, invece, l’ho riposto nei non dove della mia memoria. Non avevo voglia di richiamare: temevo un epilogo che non volevo ascoltare. Ma qualche settimana fa una signora mi ha chiesto di Ermes, ” ha poi saputo come sta? Che bella quella storia. E il suo padrone è migliorato?”. Non avevo risposte, solo parole vuote. Ma in quell’istante ho capito che rimandare ancora non aveva più alcun senso. Quella non era più la mia storia: in tanti l’avevano letta. E condivisa. E c’era un finale da scrivere. Allora ho recuperato quel foglietto. E ho telefonato.

La moglie mi ha riconosciuto quasi all’istante: poche frasi giusto per non andare subito oltre. E poi mi ha raccontato. E io ho ascoltato. Non ho fatto altro che ascoltare, senza quasi mai chiedere. Alla fine della telefonata ho guardato fuori dalla finestra: c’erano due gatti, nel mio giardino, che giocavano, che correvano. O forse si rincorrevano. E sembravano così felici.

” Quando siamo tornati dalla vacanza in Versilia mio marito ha ripreso con la riabilitazione: ogni giorno in un centro specializzato della nostra città. Lo venivano a prendere a casa: sul mezzo saliva ovviamente anche Ermes. Era lui a seguire, in un angolo, i suoi esercizi. E quando lo sollevavano si metteva al suo fianco, lo sguardo fra il preoccupato e il severo. Tutti conoscono Ermes dalle nostre parti. Tutti lo chiamano per nome quando lo incontrano: siamo un paesino, ci conosciamo da sempre. Mese dopo mese mio marito ha cominciato a migliorare, a muovere le dita delle mani, ad essere più vigile nello sguardo: la mimica del suo volto, a lungo anestetizzata nel dolore, si era addolcita. Noi ci vedevamo un sorriso, anche i miei figli ripetevano: babbo sembra sorridere. Poi una mattina ho visto che ha allungato la sua mano sinistra, così tremante, per accarezzare Ermes. Sono rimasta come pietrificata: avrei voluto imprigionare quel momento per vederlo passare davanti ai miei occhi in continuazione. E a quella carezza Ermes ha risposto reclinando lievemente la testa per poi restare immobile. Aspettava quella carezza da 9 anni. La sua pazienza e il suo amore infinito erano stati premiati.

Mio marito è morto una settimana dopo quella carezza. Quell’unica e ultima carezza. Una crisi respiratoria. E’ trascorso quasi un anno. La rabbia e il dolore non passano mai. Mi creda, mai. Però ho smesso di farmi domande: devo pensare a portarla avanti in qualche modo questa vita: ho due figli. E ho ancora Ermes accanto. Il cimitero è a due passi da casa nostra: si attraversa un campo ed è lì: Ermes ci va ogni giorno. Fa un giretto intorno, entra nel camposanto e si dirige verso la tomba. Si ferma a lungo e poi torna indietro. Qualche volta ci andiamo insieme, altre volte lo trovo già sdraiato accanto alla tomba che sonnecchia o che osserva vigile chi passa. ” Ciao Ermes”, ” Che buono che sei, Ermes”. Commuove un po’ tutti questo piccolo cane. Non sembra neanche possibile quello che fa. Poi la sera si sdraia sul pavimento della camera, sul lato dove riposava mio marito. Comincia ad essere vecchio, il nostro Ermes, però sta bene, anche se è triste. E anche  se ci sono giorni che non lo vedi quasi mai, perchè si allontana: e noi lo lasciamo andare. Ma torna sempre. Perchè questa è la sua casa.

Qualche giorno fa, però, è successo qualcosa di diverso. Di bello. I miei figli giocavano a pallone in giardino con degli amici: a un certo punto la palla è finita vicino a Ermes. Lui l’ha guardata, come infastidito e si è allontanato. Poi, però, quando l’ha vista rotolare di nuovo l’ha cominciata a seguire. Prima lentamente, poi sempre più velocemente. E alla fine l’ha rincorsa. Ermes aveva smesso di correre 10 anni fa, da quando mio marito si era ammalato. Mi è venuto da piangere. A tutti noi è venuto da piangere. Da quel giorno non ha più smesso: Ermes va al cimitero prima trotterellando e poi cominciando a correre. Forse è il suo modo per ricordare il suo amico, per andargli incontro, non so.  Si affanna, certo, come le ho detto comincia ad avere i suoi anni. Ma ha avuto una vita di felicità negate, questo piccolo cane, di cattiverie, di maltrattamenti prima di incontrare mio marito. E per lui ha avuto e ha ancora oggi, un amore che io non ho mai ritrovato

In nessun altro. Vederlo correre, oggi, però, è come ricominciare un po’ a vivere”.

Non c’è altro da aggiungere a questa storia. Io ne sono semplicemente spettatore. Uno spettatore silente e turbato . Qualche anno fa scrissi che raramente nella vita si possono incontrare amicizie come quella fra Ermes e il suo umano. Oggi ne sono ancora più convinto. E’ la vita di ogni giorno a raccontarcelo. Anche se a me, e credo non solo a me, almeno una volta piacerebbe correre a fianco di Ermes. Almeno una sola volta.

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