Viviversilia

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Colite: come si riconosce

Si definisce erroneamente colite mentre il nome corretto è sindrome del colon irritabile. Ne soffre circa il 20% della popolazione occidentale e colpisce di più le donne. La malattia non si presenta sempre con gli stessi sintomi, che possono variare da persona a persona, ma i principali sono dolori addominali accompagnati da gonfiore e meteorismo (aria nell'intestino) e da alterazioni delle funzioni intestinali. La funzionalità intestinale può essere alterata, si possono alternare diarrea e stitichezza. In genere questi disturbi sono alleviati dall'evacuazione e aggravati dopo i pasti. Altre volte si può manifestare con nausea, mal di testa, senso di spossatezza o difficoltà di concentrazione. Le cause non sono ancora del tutto chiare, ma uno dei meccanismi che fa scattare la malattia è un'alterazione di una sostanza (la serotonina) che viene prodotta dall'intestino. Spesso i malesseri sono più accentuati in chi soffre di depressione o attacchi di ansia.

Apnee notturne a rischio tumore

Dopo l'ipertensione, le malattie cardiovascolari, la depressione e perfino la morte prematura, c'è un altro problema il cui rischio è collegato alle apnee notturne: il tumore. Chi soffre di disturbi respiratori nel sonno ha un molto più elevato pericolo di incorrere - oltre che nelle malattie elencate all'inizio - anche in un cancro. Lo studio La notizia arriva da uno studio presentato all'American Thoracic Society 2012 International Conference di San Francisco e pubblicato sulla rivista scientifica "American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine". La ricerca dimostrerebbe un'incidenza di morte per cancro cinque volte più alta nelle persone afflitte da disturbi respiratori nel sonno. "Certo, vi è una correlazione", ha spiegato F. Javier Nieto, capo del dipartimento di Scienze della Salute alla facoltà di Medicina della University of Wisconsin, "ma è ancora presto per dire che i disturbi respiratori nel sonno provochino il cancro o contribuiscano al suo sviluppo. Gli studi sugli animali hanno dimostrato che l'ipossia intermittente (ovvero un inadeguato apporto di ossigeno), che caratterizza l'apnea del sonno, promuove l'angiogenesi (aumento di crescita vascolare) e lo sviluppo dei tumori". La chiave per la sopravvivenza "Nel nostro campione basato sulla popolazione", ha aggiunto ancora Nieto, "i disturbi respiratori nel sonno sono stati associati a un elevato rischio di mortalità per cancro ma sono necessari ulteriori studi per replicare questi risultati. Se il rapporto tra SDB e la mortalità per cancro fosse confermata, la diagnosi e il trattamento dell'apnea notturna nei pazienti affetti da cancro potrebbe essere indicata per prolungarne la sopravvivenza".

Gli errori delle mamme a tavola

Anche in Italia, come nel resto del mondo, obesità e forte sovrappeso sono un'emergenza con cui ormai bisogna fare i conti. Un bambino su tre, un adulto su 10, dovrebbero seriamente fare i conti con la bilancia. L'emergenza colpisce soprattutto i bambini, più indifesi ed esposti a un atteggiamento sbagliato che le mamme continuano a tenere nei loro confronti: rimpinzarli di cibo. Le due paure La soluzione ci sarebbe ed è molto più facile e pratica di quello che si pensi. Non si tratta di ammattirsi dietro al calcolo delle calorie, quanto semplicemente di ridurre le porzioni: in questo modo si supererebbe facilmente anche il tipico timore atavico materno, quello secondo cui i bambini mangiano sempre poco; una paura infinitamente superiore a quella - che sarebbe decisamente più giustificata - di vedere il proprio figlio diventare obeso. Troppe proteine Troppo formaggio, troppa carne, troppa pasta per i bambini che assumono quantità di proteine, grassi, zuccheri e cibi conservati processati doppie rispetto il necessario. A lanciare l'allarme è stata l'Associazione nazionale dei dietisti italiani (Andid), in occasione del suo ultimo congresso nazionale che si è tenuto a Verona. "Già nell'età dello svezzamento i bambini consumano troppe proteine, fornite dagli omogeneizzati e dai liofilizzati. Le mamme ne usano un barattolino intero, quando ne basta la metà. Idem per i formaggi da sciogliere nelle pappe. Una dieta iperproteica fino ai sei anni di età predispone all'obesità da adulti", spiega Cristina Cassatella, dietista del servizio educazione all'appropriatezza alla Asl di Milano. "In media succede che la porzione di carne data ad un bimbo di 4 anni equivale a quella necessaria a uno di 7-8 anni. Crescendo, poi, si consumano anche porzioni troppo grandi di pizza, formaggi e prosciutto ricchi di grassi saturi dannosi. Al contrario le porzioni di verdure sono molto inferiori di quelle che servirebbero loro". L'atlante delle porzioni "Dalle indagini sulle abitudini alimentari nell'infanzia", aggiunge Cassatella, "emerge chiaramente che fino agli 8-9 anni al bambino manca ancora il concetto di porzione e di tempo in cui consumare i cibi. Occorrerebbe lavorare sui genitori ma spesso le stesse mamme sono convinte che i loro bambini mangino poco". Per aiutare a promuovere il concetto di porzione fra i bambini è in arrivo nei prossimi mesi il primo "Atlante fotografico tridimensionale", edito dall'Istituto Scotti Bassani, dove sono fotografati i piatti con le porzioni esatte di tutti i cibi, in rapporto 1:1. Spiega Cassatella: "Il volume, distribuito inizialmente su CD, è dedicato ai dietisti e ai pediatri per educare le mamme di bimbi fino a 9 anni di età alla corretta preparazione delle pappe, allo svezzamento e all'impostazione di una sana alimentazione. L'atlante contiene le fotografie di cosa mettere nelle prime pappe, le porzioni e le quantità consigliate che non vanno pesate, ma immediatamente viste dai genitori. Oltre alla quantità ed al tipo di alimento si deve considerare l'arco di tempo. Ci sono alimenti da prima colazione, spuntini, merende, pranzo e cena".

Allergie al latte, tanti falsi allarmi

Tra le varie intolleranze e allergie alimentari, quella al latte è una di quelle che si sentono nominare più spesso, quasi fosse molto diffusa e comune tra le persone. E invece le cose non stanno affatto così, anzi: è vero il contrario. Il più delle volte si tratta di autodiagnosi improvvisate, quando non addirittura valutazioni che si basano solo su sensazioni del paziente. Le proporzioni reali di allergie al latte vere e proprie sono irrisorie: meno dell'1% in media. Le proporzioni del problema La notizia arriva dai pediatri della Società italiana di pediatria, che si sono riuniti a Roma per il loro congresso nazionale. Negli ultimi anni, spiegano gli esperti, sono aumentate le diagnosi di allergie e intolleranze al latte e alle sue proteine, ma spesso si tratta di "autodiagnosi", di "percezioni" riferite dai pazienti e non confermate dal "test di carico orale positivo". Dati ottenuti da studi trasversali hanno dimostrato una prevalenza tra lo 0,6 e il 2,5% nei bambini in eta' prescolare, dello 0,3% tra i 5 e i 16 anni di eta' e meno dello 0,5% negli adulti, mentre i primi risultati del progetto EuroPrevall (che coinvolge oltre a partner europei anche Russia, Ghana, India e Cina) collocano allo 0,9% la prevalenza (confermata da challenge alimentare orale su 10 coorti neonatali). Luoghi comuni: Proviamo allora a sfatare alcuni tra i principali luoghi comuni sulle allergie al latte, con l'aiuto di Alessandro Fiocchi, responsabile del Dipartimento di Allergologia Pediatria dell'Ospedale Macedonio Melloni di Milano. · E' vero che l'allergia alle proteine del latte vaccino può influire sulla qualità di vita dei bambini, dal rapporto col cibo a quello con i compagni di scuola, all'autostima al rapporto col proprio corpo. · E' vero che l'allergia al latte può essere causa di asma, anche se non è frequente (fattore peraltro che può prolungare la durata dell'allergia). Ai bambini sotto i 24 mesi cui venga diagnosticata, poi, è consigliato un latte sostitutivo. · E' falso che l'allergia si possa diagnosticare semplicemente con un prick test positivo (così come non ne basta uno negativo per escluderla), o che possa guarire prima se si sottopone il bambino a piccole quantità di latte. · E' falso che tutti gli allergici al latte lo siano anche alla carne bovina (lo è solo il 20% dei casi, tra i più gravi).

Sei incinta? Controlla la Tiroide

Non è un'eventualità rara, anzi abbastanza frequente, che una donna soffra di problemi alla tiroide, durante la gravidanza o subito dopo aver partorito. Alterazioni della funzione tiroidea si registrano infatti in almeno una donna su 10. Causa di infertilità "Sono numerose le donne che intraprendono la gravidanza non sapendo di essere affette da patologie della tiroide. E numerosi sono i casi di coppie che, ricercando una gravidanza, riscontrano una infertilità legata ad alterazioni della funzione tiroidea in uno dei due partner", spiega Alfredo Pontecorvi, ordinario di endocrinologia e direttore dell'Unità operativa di endocrinologia e malattie del metabolismo del policlinico A. Gemelli di Roma. Pontecorvi, che sull'argomento ha promosso con Aldo Pinchera, ordinario di endocrinologia e direttore della divisione di endocrinologia dell'Università di Pisa, un seminario scientifico ("Tiroide e gravidanza"), spiega che "sono numerose le donne che intraprendono la gravidanza non sapendo di essere affette da patologie della tiroide. E numerosi sono i casi di coppie che, ricercando una gravidanza, riscontrano una infertilità legata ad alterazioni della funzione tiroidea in uno dei due partner. È quindi necessario effettuare una valutazione della funzione tiroidea nella coppia desiderosa di gravidanza". La carenza dell'ormone tiroideo Devastanti sono gli effetti di una carenza dell'ormone tiroideo nelle prime fasi della vita o durante la gravidanza: "Circa un neonato su 3 mila nasce con una grave malformazione della tiroide, che provoca una condizione di ipotiroidismo congenito: se la diagnosi non viene effettuata entro il primo mese di vita, si producono gravi ed irreversibili danni cerebrali che causano un severo quadro neuro-psichiatrico noto come cretinismo", sostiene Pinchera.

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