Viviversilia

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Versilia Gourmet 2017: tutto pronto per la cena di gala che vedrà come protagonisti, nel suggestivo scenario del luxury hotel Principe di Forte dei Marmi, i migliori chef di zona. Veri geni della cucina d'autore che in un'unica serata, attraverso i sapori, faranno conoscere le pietanze culinarie dei rispettivi ristoranti, ovviamente stellati. L'appuntamento è in agenda il prossimo 19 giugno. Per informazioni telefonare allo 0584650029. Il prezzo dell'intera serata è di 90 euro, ma i posti, sono limitatissimi. 

Sabato, 20 Maggio 2017 07:31
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Dopo il successo dello scorso anno torna "  Forte cocktail week" , una settimana di eventi, degustazioni e master class, tutto dedicato al buon bere. La location della manifestazione sarà per questa edizione la Versiliana di Marina di Pietrasanta.  Alla fine della settimana è in programma una vera e propria gara tra i bartender della Versilia che proporranno le loro creazioni davanti ad una giuria di esperti.  La manifestazione è nata grazie alla collaborazione di Cristian Maira (proprietario del "Caffè Bella Vita" a Forte dei Marmi) e di Manuel Sakay (proprietario del "Soci Caffè" a Viareggio) che hanno voluto introdurre un evento già presente in molte città come Londra, Parigi e Singapore. 
 
“La Forte Cocktail week riunisce tutti i barman della Versilia per dare la possibilità di un confronto costruttivo. Il nostro scopo è quello di creare uno spazio in cui potersi scambiare ricette, idee e pensieri: un ritrovo per gli addetti ai lavori del nostro splendido mestiere che solo negli ultimi anni sta riscoprendo una crescita grazie proprio a chi lo svolge con passione”. fa sapere Maira.. 
 
 
L'anno scorso la Forte Cocktail Week ha visto sfidarsi otto bar della zona con il il primo premio il "Caffè Sambo" di Forte dei Marmi. La Forte cocktail week ha come scopo quello di promuovere il buon bere e i professionisti del settore che lavorano dietro i banconi versiliesi e la componente del bere responsabilmente
Martedì, 09 Maggio 2017 06:36
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di ALICE MEI

Parlare di migliore o migliori pizzerie al mondo e quindi stilare una classifica, è quasi impossibile. Però c’è chi, come Daniel Young, che in una guida – edita da Phaidon -  ha raccolto oltre 1700 indirizzi nel mondo per gli appassionati della pizza. Il  critico newyorkese non fa graduatorie però, alla fine  mette ben in evidenza i  20 indirizzi che hanno ricevuto il maggior numero di preferenze degli esperti. 

Ai primi 3 posti, orgoglio de noantri, ci sono Caserta, Roma e Napoli. Il più ricercato e preferito è Franco PepePepe in Grani, il rifugio di Caiazzo che ogni giorno richiama folle di Autentici appassionati e cultori della pizza. . A seguire Gabriele Bonci, con Pizzarium, volto nobile della pizza a taglio romana; mentre  il terzo posto sorride  Ciro Salvo per 50 Kalò, a Napoli.

Questa la ‘ lista’ dei desideri…di where to eat pizza

1 Pepe in grani, Caiazzo

2 Pizzarium, Roma

3 50 Kalò, Napoli

4 I Tigli, San Bonifacio (Verona)

5 Pizzeria Bianco, Phoenix, Arizona

6 La Notizia, Napoli

7 Pizzeria Mozza, Los Angeles, California

8 L'Antica Pizzeria Da Michele, Napoli

9 Pizzeria Fratelli Salvo, San Giorgio a Cremano (Napoli)

10 Roberta's, New York

11 Pizzeria Gino Sorbillo, Napoli

12 Saporè, San Martino Buon Albergo (Verona)

13 La Gatta Mangiona, Roma

14 Baest, Copenaghen, Danimarca

15 Braz, San Paolo, Brasile

16 Una Pizza Napoletana, San Francisco, California

17 Paulie Gee's, New York

18 Pizzeria Lola, Minneapolis, Minnesota

19 Frank Pepe, New Haven, Connecticut

20 Spacca Napoli Pizzeria, Chicago, Illinois

Giovedì, 27 Aprile 2017 07:58
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Nel dicembre del 1930 una voce proveniente dalla radio scosse le coscienze degli italiani. Era Filippo Tommaso Marinetti, l’inventore del movimento futurista, che scandì tre parole sconvolgenti per la nostra nazione: «Abbasso la pastasciutta!».

 

Il Futurismo che sin dalla sua fondazione nel 1909 aveva avuto come progetto una utopica Ricostruzione dell’universo, attraverso il grido del suo fondatore aveva osato entrare in quello che era considerato il luogo più intimo e sacro dei cittadini del nostro paese: la Cucina.

 

Sin dal 1913, Marinetti assieme ad un cuoco francese, Jules Maincave, aveva lanciato il Manifesto della cucina futurista, sognando di rivoluzionare la gastronomia italiana in nome di una sperimentazione non convenzionale delle vivande. La Cucina futurista doveva infatti essere «una alimentazione nuova, rallegrante, ottimista, eccitatrice dell’ingegno, poco costosa»: una cucina «umana» che si scontrasse contro la vecchia e tradizionale «cucina-museo» del passato.

 

A distanza da quasi un secolo dalla nascita dell’avanguardia italiana per eccellenza, nella cornice ottocentesca di Villa Bertelli a Forte dei Marmi, la rivoluzione artistica incontra la Gastronomia: il cibo elemento onirico e ispiratore degli artisti diventa una realtà materiale da condividere con il pubblico con il ciclo originale e inedito “Divorare l’Arte”, a cura di Guido Andrea Pautasso con quattro appuntamenti in compagnia di grandi ospiti per un viaggio mai visto tra l’arte della degustazione e quella visiva... dai futuristi agli artisti contemporanei, dai dadaisti e surrealist a Van Gogh.

 

Il 22 aprile, l’appuntamento è un viaggio alla scoperta della Cucina Futurista inventata da Filippo Tommaso Marinetti e sviluppata nel corso degli anni Trenta da artisti che aderirono al movimento marinettiano, come Enrico Prampolini, Fillia, Riccardo Ricas e Thayaht, artista poliedrico che visse in Toscana e trasformò la Versilia nel suo laboratorio creativo.

 

L’incontro verrà accompagnato dalla lettura di ricette uniche e da proiezioni di fotografie riproducenti quadri, liste delle vivande (così i futuristi chiamavano i loro menu), immagini del ristorante futurista Taverna Santopalato e degli aerobanchetti ideati per celebrare in cucina l’avvento dell’era dell’aeroplano e del mondo delle macchine.

Le immagini consentiranno allo spettatore di scoprire come i futuristi furono in grado, per la prima volta, di servire cibo e vivande trasformandole in opere d’arte mangiabili, rendendo così la gastronomia una creazione estetica innovativa e spettacolare senza eguali.

 

All’evento interverrà il giornalista Fabio Ivan Denti che racconterà al pubblico la storia particolare dell’enologia futurista e proporrà una serie di assaggi di vini prodotti dell’azienda vitivinicola siciliana Duca di Salaparuta che, come verrà rivelato durante l’incontro, godeva di un legame speciale con l’avanguardia degli artisti futuristi e in particolare con Thayaht, il primo a pensare di poter realizzare un vino assolutamente futurista in Toscana

Venerdì, 21 Aprile 2017 07:01
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di ALICE MEI

La torta ' putta' mi fa, più o meno impazzire. Per due motivi. Il primo è che mi piace in modo esagerato. Da quando ero bambina. Il secondo è che proprio non riesco a prepararla come si dovrebbe. O meglio: con gli anni sono migliorata, ma alla fine, il risultato, certificato dai complimenti vaghi con sorrisino a fior di labbra delle cavie di contorno - leggi  parenti, amici e commensali, - è assai emblematico. E comunque ci riproverò anche quest'anno. La ricetta, oramai, grazie alla zia prima e alla mamma, poi, l'ho bene impressa in testa anche se le variabili sono tante, mi dicono. Ma la sottoscritta, visto il non eccelso talento in cucina, le variabili preferisce non prenderle in considerazione.

E quindi, come riportato anche dal sito www.ricettedella nonna.net, ecco a voi ill vademecum dell'eccellenza pasquale.

Per cominciare prtate ad ebollizione 800 grammi di latte, versateci il riso e lasciatelo cuocere per 15/20 minuti.

A seguiire: preriscaldate il forno a 180 °C.

Sbattete le uova e incorporateci la ricotta con l’aiuto di una frusta. Aggiungete anche il pecorino sardo grattugiato e il latte rimanente.

Incorporate con un mestolo il riso cotto con il latte, amalgamando bene fino ad ottenere una crema piuttosto fluida.

Salate il composto e profumatelo con noce moscata e timo tritato.

' Vivacizzate' la pietanza  con il pepe, per rendere la torta più o meno piccante secondo il proprio gusto.

Oliate una tortiera da 24 cm e versateci dentro il composto. Condite con un filo d’olio e cuocete in forno per un ora circa.

Sfornate la torta putta e fatela intiepidire in teglia. Servitela fredda.

Il resto, verrà da sè:  sarà solo piacere. 

E ovviamente: Buona Pasqua

Mercoledì, 12 Aprile 2017 06:55
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Il futuro è rosa? Al di là di ogni previsione si può certo affermare che si tratta di una tinta sempre più presente nel mercato enologico mondiale. Infatti, il consumo dei rosé è in costante crescita e non è più relegato ad una nicchia chic e prevalentemente femminile. L’idea che viene sempre più associata a questi vini è quella di freschezza e convivialità, pur sempre nel segno dell’eleganza. Per questo può essere definito il vino dei millennials, cioè i giovani di età compresa fra i 18 e i 35 anni.

 

Secondo una ricerca commissionata da Frescobaldi a Nomisma Wine Monitor, i rosé nel 2005 rappresentavano l’8,7% della produzione mondiale di vini fermi. Nel 2015 la percentuale è salita al 9,6%. Tra i principali produttori figura la Francia (31% della produzione mondiale), la Spagna (20%), gli Usa (15%) e l’Italia (9%). Quanto ai consumi, sul totale dei vini fermi siamo passati dal 9% del 2005 all’11% del 2016. Il 34% dei consumatori è francese. Seguono Usa (14%), Germania (8%), Regno Unito (6%) e Italia (4%). Usa e Regno Unito primeggiano sul podio degli importatori, con rispettivamente il 20% e il 18% sul totale del valore mondiale dell’import di rosé nel 2015. Il valore dell’import mondiale si colloca a 1,8 miliardi di euro, per 8,8 milioni di ettolitri.

 

Cosa decreta il successo di questi vini? Innanzitutto, il mutamento di percezione da parte dei consumatori. Secondo la ricerca Wine Monitor, nell’ultimo anno il 70% degli italiani ha avuto almeno una occasione di consumo di vino rosé (fermo o sparkling), ma la quota cresce se si considerano solo i consumatori della fascia d’età 30-44 anni (la quota di user arriva al 72%, contro il 67% di chi ha un’età compresa tra i 45 e i 55 anni). Il rosè si beve soprattutto fuori casa, in wine bar, ristoranti o altri locali e la percentuale di chi lo beve away from home cresce tra i millennials. I più giovani, infatti, preferiscono consumarlo durante l’aperitivo, ordinandolo al calice piuttosto che in bottiglia. Lo beve per piacere e non è tenuto a conoscerne le caratteristiche per poterlo apprezzare. Il rosé è infatti meno complesso di un rosso o un bianco, è legato ai concetti di semplicità ed è così diventato simbolo di uno stile di vino.

 

Ed è proprio anticipando i tempi e intercettando il trend che Frescobaldi lancerà al  Vinitaly il suo nuovo vino rosè “chiaro” Alìe, un raffinato equilibrio tra Syrah e Vermentino, prodotto in un territorio altamente votato, come quello della costa maremmana, nella tenuta dell’Ammiraglia, limitrofa al mare. “Abbiamo iniziato a lavorare a questo vino 3 anni fa comprendendo il potenziale di un territorio, quello della Maremma, dove sorge la nostra tenuta Ammiraglia”, dichiara Lamberto Frescobaldi. “Qui i vigneti beneficiano della vicinanza del mare. Alìe e' un rose' che riesce ad unire il frutto, l'eleganza e la complessità, il che lo rende adatto ad essere degustato a tutto pasto e in ogni tipo di stagione, ma soprattutto perfetto per l'aperitivo e un target giovane, come emerge dalla ricerca di Nomisma”.

 

Lo studio di Wine Monitor ha infatti messo in luce come i rosè in particolare vengano associati a divertimento/convivialità (17%) a pari merito con l’eleganza (17%), tradizione (12%), relax (11%) in un orizzonte sempre più unisex e meno targato femminile rispetto al passato (donne 73%, uomini 67%). Anche l’intensità del colore rosa gioca un ruolo primario nella percezione del consumatore: i nuovi rosè fermi italiani (con colori più chiari e bottiglie più elaborate ed eleganti) sono associati, rispetto ai tradizionali rosè, ad una qualità superiore (lo pensa il 25% di chi consuma vino, e il 31% tra i millennials). I rosè più chiari attirano la curiosità di otto consumatori su dieci, interessati a sperimentare questa nuova categoria di vini rosè italiani che rimanda alla tradizione provenzale.

Altro elemento è la progressiva destagionalizzazione dei consumi: Il momento dell’anno ideale per apprezzare un buon vino rosè è l’estate (per il 32% degli user), ma più di un consumatore su 3 lo ritiene un vino adatto a qualsiasi stagione. Si scelgono soprattutto sulla base del passaparola (25%), a seguire sulla base del territorio di provenienza (18%). Per l’82% è importante che sia italiano. Per il 25% i nuovi vini rosè “chiari” hanno una qualità superiore rispetto ai precedenti.

Accanto all’Italia, la ricerca Wine Monitor ha inoltre esplorato il posizionamento dei rosè in due delle maggiori zone (Florida e New York) del primo mercato di importazione, gli USA. “Dalla survey realizzata nel mercato statunitense sono emerse diverse analogie con il consumatore italiano di vini rosè”  - ha sottolineato Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor di Nomisma. “Innanzitutto la destagionalizzazione dei consumi di tali vini, ancora più evidente che in Italia, poi la propensione a berli soprattutto al di fuori della mura domestiche, in particolare per quanto attiene ai rosè provenzali – di tonalità più chiara - ai quali viene riconosciuta maggior qualità ed eleganza rispetto alla media della categoria. Evidenze che si riscontrano soprattutto nei millennials che a loro volta si configurano come la generazione di riferimento per il consumo di questi vini e per i quali l’intensità del colore rappresenta il secondo criterio di scelta nell’acquisto dei rosè, dopo la rinomanza del brand”.

Venerdì, 07 Aprile 2017 08:20
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di Laura Baldassini

Il vino più buono del mondo? Arriva dalla Germania e si chiama  Riesling della Mosella 2015 di Willi Schaefer. A certificarlo, per conto di Gazza Golosa l'inserto della Gazzetta dello Sport,  come number one dei top 50 vini  dell'anno, un sommelier universalmente riconosciuto come di immenso talento, quale Luca Gardini.

Gardini  che giudica il Riesling «di grande personalità, frutto di 2015 un’annata straordinaria nel­la zona che offre i più longevi vini bianchi della terra». Al secondo posto  una confer­ma " quella di Casanova di Neri, che lo scorso anno era primo con il Cerretalto 2010 e resta sul podio con il Bru­nello Tenuta Nuova 2012. Sul terzo gradino un france­se: lo Chateau Pichon­ Lon­gueville Baron 2015 che tie­ne alta la bandiera dei Bor­deaux. Poi una serie di scelte nette. Alcune ampiamente condivisibili  - si legge nell'articolo - altre che posso­no e devono far discutere, ma sempre in linea con lo stile di Gardini, che premia i vini di grande identità, quelli che sono facilmente reperibili sul mercato e che rappresentano tutte le realtà del mondo". Con una sorprendente new-entry: il vino cinese

 

Di seguito la classifica:

  1. Willi Shaefer Riesling Auslese Graacher Domprobst 2015 99/100 Germania
  2. Casanova di Neri Brunello di Montalcin, Tenuta Nuova 2012 99/100
  3. Château Pichon-Longueville au Baron Pichon-Longueville Bordeaux 2015 99/100
  4. Tenuta San Guido Bolgheri Sassicaia 2014 98/100
  5. Domaine des Remizières Crozes-Hermitage Cuvée Autrement 2015 98/100
  6. Lanson Champagne Clos Lanson 2006 98/100
  7. Château Palmer Bordeaux 2015 98/100
  8. Tenuta Sette Ponti Oreno 2015 98/100
  9. Paul Jaboulet Ainé Hermitage la Chapelle 2014 98/100
  10. Chambers Rosewood Vineyards Rare Muscat nv 98/100 Australia
  11. Knoll Gruner Veltliner Vinothekfüllung Smaragd 2015 98/100 Austria
  12. Il Marroneto Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2012 98/100
  13. Domaine du Comte Liger-Belair Grand Cru Echezeaux 2014 98/100
  14. Ruinart Dom Ruinart Champagne Rosè 2004 98/100
  15. Elvio Cogno Barolo Ravera 2013 97/100
  16. G.B Burlotto Barolo Monvigliero 2012 97/100
  17. Abreu vineyard Thorevilos Cabernet Sauvignon 2013 97/100 USA
  18. Château Figeac Bordeaux 2015 97/100
  19. Giovanni Rosso Barolo Ester Canale Rosso Poderi dell’antica vigna rionda 2012 97/100
  20. Bruno Clair Chambertin Grand Cru Clos de Béze 2014 97/100
  21. Masseto igt Masseto 2013 97/100
  22. Patrick & Christophe Bonnefond Cote-Rotie Cote Rozier 2015 97/100
  23. j.j. Prum Riesling Auslese Wehlener Sonnenuhr 2015 97/100 Germania
  24. Marisa Cuomo Furore Bianco Fiorduva 2015 97/100
  25. Ciacci Piccolomini d’Aragona Brunello di Montalcino Pianrosso 2012 96/100
  26. Kameu River hunting hill chardonnay 2015 96/100 Nuova Zelanda
  27. Damijan Podversic Bianco Kaplija 2012 96/100
  28. Trimbach Clos St.Hune riesling 2011 96/100
  29. Terlano Terlaner Grande Cuvée I 2013 96/100
  30. Le Potazzine Brunello di Montalcino 2012 96/100
  31. Vina Cobos Marchiori Vineyards Malbec 2014 96/100 Argentina
  32. Domaine Weinbach Gewurztraminer Altenbourg Sélection de Grains Nobles 2010 95/100
  33. Jean-Paul & Benoit Droin Chablis Grand Cru les Clos 2015 95/100
  34. Château Malartic-Lagravière Bordeaux bianco 2015 95/100
  35. Compañia de Vinos Telmo Rodríguez Las Beatas 2013 95/100
  36. Marc Sorrel Hermitage les Rocoules bianco 2014 95/100
  37. Ferrari Giulio Ferrari Collezione 1997 95/100
  38. Kongsgaard Chardonnay Napa Valley 2014 94/100 USA
  39. Sottimano Barbaresco Fausoni 2013 94/100
  40. Veritè la Muse Sonoma County 2013 94/100 USA
  41. Rocca delle Macie Chianti Classico Gran Selezione Sergio Zingarelli 2013 94/100
  42. Mullineux Strow Wine 2015 94/100 Sud Africa
  43. Alex Gambal Puligny-Montrachet Les Enseigneres 2014 94/100
  44. Duemani Duemani 2013 94/100
  45. Montes Purple Angel Carmenere 2013 93/100 Cile
  46. Daniel & Marta Gantenbein Chardonnay 2013 93/100 Svizzera
  47. Ixsir El Ixsir Red 2011 92/100 Libano
  48. I Sabbioni Sangiovese di Romagna Oriolo 2015 91/100
  49. Ziraldo Riesling Ice Wine Niagara Peninsula 2014 91/100 Canada
  50. Silver Heights The Summit 2013 90/100 cina
 
Giovedì, 23 Marzo 2017 08:10
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I sogni di Giuseppe Carta. E quello di Filippo Di Bartola. Insieme a Pietrasanta, fra Sant’Agostino con la grande piazza del Duomo ed il ristorante e cocktail bar Filippo Pietrasanta di via Padre Eugenio Barsanti.

 

Giuseppe Carta è il grande artista che in questi giorni sta esponendo le sue opere nella capitale mondiale della scultura (sono oltre 240 gli artisti che  vivono in Versilia).

Filippo Di Bartola vuole omaggiare, con la sua cucina, questo grande artista. Grande anche nelle polemiche visto che il suo monumentale peperoncino esposto di fronte al Duomo sta suscitando un interessante dibattito, fra consensi e qualche ironia.

 

L'artista è fatto così: poliedrico, non inquadrabile, pronto a scatti vistosi nella sua carriera.

Un suo enorme peperoncino è esposto davanti Eataly a  Milano. Una melagrana troneggiava invece sopra il palcoscenico del Teatro del Silenzio, lo spazio che una volta l'anno Andrea Bocelli riempie di spettatori nella sua Lajatico.

Al tempo stesso - e qui sta la sorpresa  - Giuseppe Carta è stato chiamato, come un pittore del Rinascimento, per eseguire il ritratto di Mario Draghi per la Banca d'Italia. L'attuale presidente della BCE entrerà, come i suoi predecessori nella galleria di Palazzo Koch a Roma dove sono immortalati tutti i Governatori di Bankitalia.

 

Questo à Giuseppe Carta la cui mostra si intitola Orti della Germinazione. A firmarla è il grande critico  Luca  Beatrice mentre la cura dell'allestimento è dell'architetto Alberto Bartalini, lo stesso che ha disegnato Il Teatro del Silenzio.

Intorno alla mostra, che resterà aperta fino all'11 giugno, Filippo Di Bartola ha voluto costruire un evento studiando un piatto dedicato a questa antologica dell’artista da accompagnare con un drink, anche questo ispirato all'Orto di Carta.

Un'operazione di grande valenza culturale e non solo turistica che conferma la vocazione di Filippo e del suo nuovo locale a confrontarsi con la città ma soprattutto con il milieu artistico che la pervade.

 

Nasce da questo spirito del tempo “anime provocanti, esperienza sensoriale”. La firma è dello chef  Lorenzo Barsotti e “racconta” di un piatto di animelle arricchito con l'orto: cipolle, peperoncini, peperoni, olive. Un impianto che riflette lo spirito del nuovo ristorante. Il primo in Versilia ad essersi dimensionato come un grande locale metropolitano. Da qui lo spazio concesso al Filippo Mud bar, ovvero al cocktail bar che tutte le sere, fino a tardi, accompagna la clientela con le sue proposte.

 

Insieme al piatto arriva un cocktail firmato dal resident bartender Thomas Cecere con Campari, tintura di Chili, allungato di Lemonade, peperoncino rigorosamente fresco e olii essenziali di limone. Al cliente poi dare il proprio apprezzamento. Nel senso di capire se c'è equilibrio e rispondenza fra piatto e drink, anche in un contesto di una cena importante. Perché le “anime provocanti”  saranno in menù per tutta la durata della mostra insieme all'ormai celebre carta di Filippo. Quella composta da piatti appunto in menù, oppure da creare al momento. E' l'ormai divertente e  accettato “ristorante senza menù” che tanto ama Filippo. Ogni sera sono tre gli ingredienti proposti dallo chef al cliente che ne sceglierà uno intorno al quale la  cucina preparerà la cena.

 

Un modo per offrire quella novità, quella sorpresa che troppo spesso si perde anche nei grandi locali. E Filippo lo ha capito lavorando in miti come l'Enoteca Pinchiorri di Firenze e  Lorenzo di Forte dei Marmi.  Così ha immaginato questa triangolazione perfetta fra la mostra di Giuseppe Carta, i piatti e i drink del suo locale. Da Pietrasanta, con amore, parafrasando James Bond. Amore per l'arte e la cucina.

Sabato, 18 Marzo 2017 07:31
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di ALICE MEI

Chi mi conosce, sa bene che io e la cucina andiamo relativamente d’accordo. O meglio: io vorrei avere un ‘ rapporto’ migliore, ma proprio non c’è quell’auspicato scambio di amorevoli sensi…culinari.  Nonostante questo mi diletto a scrivere, anche di ricette, con l’inconsapevole  sostegno del ‘ mio’ capo. Qualche giorno fa, però, e aggiungo finalmente, ho preparato qualcosa che si è rivelato decisamente buono. Sempre che due mie amiche non mi abbiano, nell’occasione, pietosamente mentito. Ma non credo, visto che sono molto molto autocritica e so bene quando la ricetta mi riesce o meno. Questa volta ho optato per un dessert, la crema al limone. Semplice, immediata. Adatta anche   per i neofiti. Sono andata su un portale, www.tribugolosa.com., davvero ben fatto, e mi sono ‘ documentata. Dunque serve:

limone (succo+buccia),

2 cucchiai di farina

10 cucchiai rasi di zucchero

2 bicchieri di acqua

2 tuorli.

Tempo di preparazione? Una trentina di minuti. Si spreme il limone, si aggiunge zucchero e acqua. E poi ancora farina e 2 tuorli e successivamente si porta il liquido a cottura fino a quando non risulti denso. Tutto qua. Niente di impossibile.

Rosa, che è la firmataria della ricetta sul portale, dice che si può cuocere anche in forno a microonde, e se la crema non è ancora abbastanza densa è possibile aggiungere qualche cucchiaio di farina…

Raccomandata alle ‘ volenterose’, ma non eccelse ‘ cuoche’ come la sottoscritta. Sempre tenendo presente di avere a portata di mano qualche amica,comprensiva, brava e, all'occorrenza, lieve mentitrice.

Mercoledì, 15 Marzo 2017 08:12
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di FRANCESCA BONCI

Sulla strada del pesce povero: Impariamo ad usare tutte le varietà e a sbizzarrirci nel modo di cucinarlo, senza timori.

Se il pesce e'fresco, lo sforzo sarà minimo per ottenere un buon piatto. La calamarata e'un formato di pasta di semola di grano duro che necessita di 15 minuti di cottura e in questa ricetta viene condita con un sugo di pesci da zuppa, sfilettati, cucinati senza pomodoro e arricchiti con zucchine filange' e briciole di pane croccanti.

Per quattro persone 

400 gr di calamarata

500gr di pesce da zuppa sfilettato (peso da pulito)

1lt di brodo di pesce fatto con la pulitura del nostro pesce.

2 zucchine medie con il loro fiore.

2 spicchi di aglio

1 cipolla bianca 

1 costa di sedano

1 carota

1 piccolo pezzetto di zenzero

Il succo di un limone

1/2 cucchiaio di pepe in grani nero

Prezzemolo e basilico qb

Olio evo, sale e pepe qb

2 filetti di acciughe sott'olio

1 pezzetto di peperoncino

1 bicchiere di vino bianco di qualità 

2 fette di pane tostato con un filo d'olio e sbriciolato.

Prepariamo il brodo con la nostra pulitura lavata e un litro di acqua. Aggiungiamo la cipolla, uno spicchio d'aglio, gli odori, il succo di limone, lo zenzero, la metà del vino, il pepe e poco sale. Facciamo bollire per un'ora.

Mettiamo l'acqua a bollire e buttiamo la pasta. Laviamo il pesce sfilettato, tagliamolo in pezzi non troppo piccoli e mettiamolo a rosolare in una padella con uno spicchio d'aglio tritato, le acciughe in piccoli pezzi e il peperoncino.

A fuoco vivace sfumiamo con il vino, saliamo e aggiungiamo le nostre zucchine con i fiori tagliate a fiammifero. Una cottura veloce con l'aggiunta di un mestolo di brodo caldo. Le zucchine dovranno conservare il loro verde brillante.

Scoliamo la pasta e saltiamola con il sugo e il prezzemolo e il basilico tritati. Impiattiamo con le nostre briciole croccanti e buon appetito.

E che l'Appetito resti sempre con noi, Amici.

Ps Se amate le spezie come me, aggiungete al sugo un pizzico di curry che ne esalterà il sapore.

Nel brodo, un pezzetto di zenzero lo renderà ancora più gustoso e se avanza, congeliamolo per la prossima ricetta.

Martedì, 07 Marzo 2017 07:24
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Frecce

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